– COMPASSO D’ORO –

Il 1981 è un anno rivoluzionario

Il 1981 è un anno strano e straordinario. Il primo di un decennio di benessere diffuso in Italia, l’industria manifatturiera e l’industria nazionale vivono un momento felice, di grande e rapida crescita economica. Esplode il fenomeno della “Milano da bere” anche grazie ad Armani, Ferré e Versace. Sempre a Milano vengono assegnati i premi della XII edizione del Compasso d’oro, scelti dalla Giuria composta da: François Barrè, Cesare De Seta, Martin Kelm, Ugo La Pietra, Pierluigi Spadolini. Una Giuria dall’interessante taglio architettonico, che per le lampade premierà l’innovativa D7 disegnata da Paolo Rizzatto con Sergio Cobertaldo e prodotta da Luceplan (ora fuori catalogo).

Nello stesso anno prende avvio la rivoluzione informatica grazie a IBM che lancia sul mercato il primo Personal Computer: il 5150 basato su processore Intel 8088. Il design compatto e amichevole renderà il 5150 un oggetto universale che entrerà in ogni ufficio. Sono passati quarant’anni da allora e i dispositivi informatici hanno subito un’evoluzione impensabile nel 1981, quello che era solo immaginato nei film o nei telefilm di fantascienza oggi è la realtà quotidiana. Quello che nel dopoguerra occupava una stanza nel 1981 occupa un tavolo e oggi sta in una tasca dei pantaloni.

Nello stesso anno prende avvio la rivoluzione informatica grazie a IBM che lancia sul mercato il primo Personal Computer: il 5150 basato su processore Intel 8088. Il design compatto e amichevole renderà il 5150 un oggetto universale che entrerà in ogni ufficio. Sono passati quarant’anni da allora e i dispositivi informatici hanno subito un’evoluzione impensabile nel 1981, quello che era solo immaginato nei film o nei telefilm di fantascienza oggi è la realtà quotidiana. Quello che nel dopoguerra occupava una stanza nel 1981 occupa un tavolo e oggi sta in una tasca dei pantaloni.

Ma torniamo al Compasso d’oro e alla D7 che Paolo Rizzatto definisce come una “lampada innovativa nella tecnologia e nella tipologia, è un lungo braccio basculante capace di fermarsi in qualsiasi punto dello spazio si voglia portare la luce. Illumina verso l’alto per luce indiretta e verso il basso per luce concentrata. I movimenti e il bilanciamento si realizzano grazie a uno snodo sofisticato, costituito da un cuscinetto in acciaio accoppiato a un ammortizzatore pneumatico a gas. L’intensità luminosa è regolabile mediante il comando posto a lato del diffusore. Installabile sia a soffitto che a parete anche in assenza di punto luce predisposto”.

La D7 è composta da tre parti: lo snodo, il braccio e la testa. La prima, lo snodo, è composta da due elementi accoppiati. Uno a parete o a soffitto, grazie alla sua forma resiste alle sollecitazioni di taglio dell’asta a sbalzo. L’altro si innesta sul braccio permettendone la rotazione e l’inclinazione. La seconda è un lunghissimo braccio (178 cm) perfetto per portare la luce liberamente, dove serve. La terza parte è la testa che contiene una sorgente che è a fascio luminoso diretto e indiretto contemporaneamente e con aperture differenti.

La D7 è composta da tre parti: lo snodo, il braccio e la testa. La prima, lo snodo, è composta da due elementi accoppiati. Uno a parete o a soffitto, grazie alla sua forma resiste alle sollecitazioni di taglio dell’asta a sbalzo. L’altro si innesta sul braccio permettendone la rotazione e l’inclinazione. La seconda è un lunghissimo braccio (178 cm) perfetto per portare la luce liberamente, dove serve. La terza parte è la testa che contiene una sorgente che è a fascio luminoso diretto e indiretto contemporaneamente e con aperture differenti.

All’interno dello snodo è presente un pistoncino pneumatico, di derivazione automotive, che permette l’inclinazione del braccio di qualche grado, verso l’alto o il basso. Inoltre, l’attacco a parete, che deve sostenere il lungo braccio, è stato progettato e dimensionato per essere il più piccolo e il più resistente possibile. La testa contiene una singola alogena che funziona come una doppia sorgente. I due schermi che racchiudono la sorgente sono stati disegnati per ottenere aperture di fascio differenti, più concentrata quella inferiore, più aperta quella superiore. Una differenziazione funzionale, la luce diretta è concentrata sul piano di lavoro, quella indiretta si espande sulla parete e sul soffitto, amplificandone l’effetto luminoso.

Questa lampada è stata pensata per illuminare i tavoli, da pranzo o da lavoro, con una sorgente che non fosse una sospensione fissa in un punto. La rotazione sul proprio asse, fino a 350°, risponde a tutte le esigenze, gli spostamenti o i cambiamenti che avvengono all’interno dello spazio abitato. L’accensione e la regolazione della sorgente, una alogena da 230W HIG/F attacco B15-d, è posizionata in prossimità della testa. La rotazione di un piccolo interruttore cilindrico regola l’intensità luminosa, un gesto istintivo e semplice.

Questa lampada è stata pensata per illuminare i tavoli, da pranzo o da lavoro, con una sorgente che non fosse una sospensione fissa in un punto. La rotazione sul proprio asse, fino a 350°, risponde a tutte le esigenze, gli spostamenti o i cambiamenti che avvengono all’interno dello spazio abitato. L’accensione e la regolazione della sorgente, una alogena da 230W HIG/F attacco B15-d, è posizionata in prossimità della testa. La rotazione di un piccolo interruttore cilindrico regola l’intensità luminosa, un gesto istintivo e semplice.

Come molte lampade a braccio o ad arco, anche la D7 è versatile e libera di muoversi per la stanza e portare la luce dove serve e illuminare le diverse aree di una zona living o ufficio. Posizionata a soffitto, strategicamente tra la zona pranzo e conversazione, è possibile cambiare l’atmosfera con un semplice gesto. In uno spazio operativo, a parete, può illuminare un tavolo riunione e poi spostarsi verso la singola postazione o un’area relax. La D7, con la sua mobilità rotatoria reinventa l’idea di luce centrale, spostando l’epicentro in maniera funzionale e inaspettata.

Crediti:
Immagini D7 – Luceplan
Immagini D7 ADI – Archivio fotografico Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro