– INTERVISTE COL DESIGNER –

L’ispirazione nasce ovunque

Emiliana Martinelli ci racconta come si gestisce una storica azienda della luce, i suoi incontri con personaggi mitici quali Gae Aulenti o Marc Sadler e i molti giovani che ha conosciuto e incoraggiato

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L’alluminio, il polietilene e il cemento sono i materiali preferiti da Martinelli Luce ce li racconta?
Sono materiali completamente diversi tra loro sia per il modo di lavorazione, sia per la sensazione tattile che suscitano. Tutti e tre hanno delle caratteristiche intrinseche peculiari che permettono di ottenere, con specifiche lavorazioni, oggetti diversi che non si potrebbero realizzare con un altro materiale. Inoltre, questi materiali vengono lavorati con processi industriali, ma permettono anche un intervento di finitura artigianale. In Martinelli Luce da tanti anni lavoriamo l’alluminio in lastra di diversi spessori e poi, tramite tornitura, abbiamo realizzato molte delle lampade tuttora a catalogo. Sempre in alluminio, ma con stampi per la pressofusione, abbiamo realizzato alcune lampade storiche come Ruspa disegnata nel 1968 da Gae Aulenti, Gomito, Virgola e più recentemente la lampada Cyborg (Karim Rashid, 2015) e tra le ultime il Bruco (Studio Natural, 2019). Utilizziamo il polietilene da alcuni anni. È un materiale diverso, che mi ha permesso di poter concretizzare forme particolari, più libere, cosa che non avrei potuto realizzare con altri materiali. Viene lavorato con la tecnologia rotazionale, che mi affascina ed è per questo che sono state realizzate ultimamente diverse lampade. Il materiale ha la caratteristica di essere stampato in bianco o in pasta colorata e di diffondere molto bene la luce. Ho progettato cosi Biconica Pol, Mamba, Circular Pol, Glou, Trilly, Ciuli Friuli insieme allo studio Alfonso Femia, e in ultimo il faretto da esterno Frog giocoso, utile, mobile, colorato. Il cemento è, invece, un materiale che da pochi anni viene utilizzato per la realizzazione di lampade. È un materiale più ecologico, adatto per realizzare oggetti di piccole e medie dimensioni. Come per gli altri materiali occorre uno stampo per la produzione, ma serve anche molta manualità e un’accentuata componente artigianale. Con questo materiale abbiamo realizzato lampade per esterno, da terra e da parete come Cyborg outdoor di Karim Rashid, Plan e Pont dello studio Sadler e il mio Koala da parete e altri che sono ora a livello di prototipo.

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Making of Light - 01_cyborg_cemento_107-mod-d-crop Martinelli Luce

Anche il metacrilato è un materiale molto importante per voi?
Il metacrilato è un materiale molto importante per noi, in quanto l’azienda negli anni ’60 ha raggiunto visibilità internazionale proprio grazie all’impiego di questo materiale. Da allora, molte della nostre lampade sono state progettate specificatamente per essere realizzate con questo materiale, che viene trasformato tramite termoformatura e necessita di stampi e macchine speciali. All’inizio dell’attività abbiamo sviluppato diversi progetti di lampade, dalle forme geometriche ma con particolari caratteristiche molto difficili da realizzare con materiali diversi dal metacrilato, lampade uniche per quegli anni. Sono state così progettate e realizzate lampade come Serpente, dove il diffusore con la sua particolare rientranza accoglie il braccio tubolare in metallo curvato che si diparte dalla base. Il sottosquadro del bordo inferiore del diffusore suscitò lo stupore del pubblico quando la lampada fu presentata in Fiera nel 1965. Serpente fu realizzato con stampi e macchine progettati appositamente e costruiti internamente all’azienda. Sono seguite molte lampade come Bolla, Semisfera, Bubble, Pipistrello, Pouff, Corona, Plissè e tante altre fino ad oggi. Un materiale speciale, disponibile in vari spessori in funzione dei diversi utilizzi, trasparente, opalino, colorato, satinato, con ottime proprietà di diffusione della luce e con la caratteristica di non ingiallire e resistere nel tempo.

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Making of Light - 11_koala_101-MOD-D Martinelli Luce

La modularità compositiva è uno dei vostri tratti caratteristici, penso a Circular Pol o Mamba. Da dove nasce?
Sì, mi piace pensare e realizzare lampade modulari e dinamiche. Voglio dare ai creativi e agli architetti la possibilità, con l’uso alternativo dei vari moduli, di poter realizzare composizioni diverse da quelle proposte dall’azienda. Dare libertà al progettista di creare una lampada adatta al proprio progetto. Poter giocare con i moduli e i giunti e creare altre forme geometriche o sinuose così da rincorrere e adattarsi all’architettura con composizioni sempre diverse e personalizzate. Mi riferisco alla Circular Pol XXL, di grandi dimensioni e nata secondo un input preciso: illuminare grandi spazi come gallerie di centri commerciali. E il nuovo sistema Mamba di dimensioni ridotte, pensato per essere collocato in spazi più piccoli come abitazioni e uffici. Nasce così la possibilità di dare al progettista o all’utilizzatore qualcosa di creativo che possa servire a personalizzare il suo spazio.

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Making of Light - 06A_FROG Martinelli Luce

Lei come suo padre è una matita molto prolifica, da dove trae ispirazione?
Mio padre ha disegnato moltissime lampade a partire dagli anni ‘50 e diverse sono tuttora presenti in catalogo. Io continuo il suo percorso e provo a disegnarne tante altre, non tutte riescono “con il buco”, anche se da una lampada imperfetta se ne può perfezionare un’altra. Disegnare molto ti arricchisce di esperienza. L’ispirazione nasce ovunque. Ogni cosa che vedo, che tocco, che osservo o che mi circonda è uno stimolo continuo per la mia testa. Vedere un oggetto, una cosa banale, per altri se forse insignificante, è per me al contrario uno stimolo per pensare a un nuovo prodotto. Importante è vedere “oltre” e trarre ispirazione anche da un’ombra, da un oggetto messo male, da una nuvola o da un serpente che scivola flessuoso nel suo cammino. Chi progetta deve saper vedere diversamente, anche quello che a prima vista non si vede. L’ispirazione e l’idea non sempre scaturiscono quando sono al tavolo per progettare. Magari accade per strada o, visto che abito in campagna e mi piace la natura e coltivare le viti e gli ulivi, mentre sono sul trattore per liberarmi dalla routine. Ovunque la fantasia si può liberare ed è possibile risolvere un problema che a tavolino spesso non trova soluzione.

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Nell’ampia collezione Martinelli Luce ci sono molti giovani talenti che si confrontano alla pari con alcuni grandi designer. È una bella sfida per entrambi.
E’ da diversi anni, dal 2009 per l’esattezza, che collaboriamo con i giovani, come avevamo fatto negli anni ‘60 con Gae Aulenti, allora giovane architetto con la sua prima lampada Pipistrello. Ricordo quando venne a proporla a mio padre, ero presente, decidemmo subito di realizzarlo. È stato un piacevole incontro quello con il giovanissimo designer Brian Sironi, anch’esso con la sua prima lampada Elica, Compasso d’oro nel 2011. Come pure l’incontro con il designer Marco Desanti dello studio Natural con la lampada Fluida, sua seconda lampada, menzione d’onore al Compasso d’oro 2016. Altri giovani si sono aggiunti, mi hanno cercato, li ho cercati io, e sono sempre felice di incontrarli e scambiare idee con loro, in quanto accomunati dalla stessa passione. Una sfida con sé stessi e non una competizione con i grandi designer come credo sia giusto.

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Ci racconta le mille vite di Pipistrello?
Pipistrello una lampada che porta molto bene i suoi 55 anni. Lontani sono quei giorni, quando a 16 anni conobbi l’architetto Gae Aulenti e vidi per la prima volta il disegno del Pipistrello. Una lampada progettata per un contesto preciso come di solito diceva lei quando progettava, in questo caso il negozio Olivetti che stava progettando a Parigi. Fu una risposta immediata di mio padre ed io ero lì, c’era anche mia madre, ci guardammo: “Sì – disse mio padre – proverò a realizzarla”. In quegli anni non fu di semplice esecuzione, dati i mezzi e la tecnologia allora a disposizione. Prove su prove e poi lo studio, la progettazione e la costruzione dei macchinari necessari per termoformare il diffusore in metacrilato, per realizzare il telescopio composto da più elementi in acciaio inox o la tornitura della base in alluminio. Negli anni le diverse versioni e colorazioni del cono, che forma la base, ne hanno arricchito sempre più la sua personalità e rafforzato il carattere. Per i suoi 50 anni nel 2015 è stata realizzata in finitura dorata. Nel tempo, accanto alla versione originale, ne sono state realizzate altre con dimensioni diverse, per poterlo tenere anche sul tavolo di lavoro nella versione mini o per portarlo in camera da letto accanto a noi. L’ultimo nato è il Minipipistrello portatile, dimmerabile e cordless, con batteria ricaricabile e sensore touch, pronto per essere portato ovunque si desideri. Un prodotto definibile un Classico del design, disponibile in molte varianti per adeguarsi a situazioni e contesti diversi, ma sempre al passo con l’evoluzione tecnologica anche per il tipo di sorgente luminosa utilizzata: dalle lampade a incandescenza degli anni ’60-‘70, alle fluorescenti e poi ai LED, infine con una sorgente a LED integrata. Oggi, con il progetto “Light You Like“, Pipistrello oltre alla dinamicità formale acquista una dinamicità delle luce che oltre a essere dimmerabile, può variare la temperatura di colore adattandosi al momento della giornata o alle diverse necessità. Tante vite interessanti per una lampada senza tempo.