– LUOGHI DA VISITARE –

Aldo Rossi. Design 1960 – 1997

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Silvia Battocchio

“Un mobile è un misto: la forma, la funzione, il materiale e tante belle cose che si attribuiscono all’architettura. I mobili poi sono “oggetti d’affezione” o almeno io credo debbano esserlo”. Questa la frase di Aldo Rossi che ci accoglie al Museo del Novecento, dove fino al 2 ottobre, sarà visitabile la mostra “Aldo Rossi. Design 1960 – 1997”. Una opportunità di esplorare l’attività del poliedrico architetto e designer, storico e teorico dell’architettura, docente e autore di articoli e saggi. Un percorso attraverso nove stanze che descrive per nuclei tematici, e con oltre 350 tra arredi, oggetti, disegni, prototipi e modelli, le collaborazioni e l’universo creativo del primo architetto italiano insignito del Pritzker Prize.

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Questa mostra del Museo del Novecento (con Fondazione Aldo Rossi e Silvana Editoriale) rientra nel più ampio progetto volto ad approfondire il dialogo interdisciplinare tra le arti del XX secolo ed i suoi protagonisti. Sono stati fondamentali, per la sua realizzazione, il dialogo e la collaborazione tra musei, archivi aziendali e collezioni private. Il suo allestimento è stato curato da Morris Adjmi – MA Architects, le luci da Pollice Illuminazione. La sponsorizzazione è di Molteni&C|UniFor, Alessi, Bruno Longoni Atelier d’Arredamento, G.T.DESIGN, Up Group

Marco Pollice ha studiato una luce “fa brillare una moltitudine di oggetti affiancati ai plastici dei progetti architettonici. La luce zenitale che li illumina scrive proiezioni, ombre e volumi geometrici delineando la continuità tra architettura e design, tra teoria e realtà che quest’architetto è riuscito ad attuare. Una luce che ci suggerisce il continuum tra l’architettura che abita le città e le architetture domestiche che abitano le nostre case. Sono state scelte sorgenti luminose ad alto rendimento cromatico: lampadine di Tala e di Soraa per una riproduzione precisa dei colori. Nel caso di Soraa, con una eccezionale qualità del fascio di luce per distribuzioni ben controllate e uniformità perfetta, anche grazie alla intercambiabilità delle lenti snap system con fasci differenti e diverse temperature di colore”

Prosegue Pollice: “Il progetto illuminotecnico ha voluto cogliere la visione di Aldo Rossi nel rapporto dell’architettura con la luce e il colore: per questo abbiamo disegnato una luce armonica, maggiormente distribuita e meno teatrale che somigliasse alle tinte color pastello dell’architetto milanese”.

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Ora ve la racconto per incuriosirvi un po’, ma cercherò di non rivelare troppo.

La frase che ci introduce all’ingresso della mostra ci accompagna anche sulla soglia della prima sala. Un’anteprima di quanto scopriremo stanza dopo stanza. Entriamo. Prototipi di caffettiere, arredi, modelli in scala delle sue architetture, molti disegni e alcuni divertissements ci accolgono nel mondo di Aldo Rossi, della sua vasta e variegata produzione, della sua professionalità e precisione, dei suoi interessi, della sua ironia.

Eccoci alla seconda sala: il laboratorio dell’industria e della “architecture assassinée”. Gli elementi geometrici che hanno definito è contraddistinto il linguaggio espressivo rossiano si trasformano in oggetti e complementi d’arredo che insieme a noi vivono le nostre abitazioni. L’architettura che delinea le città assume con il design una dimensione domestica, consentendoci di viverla appieno; dall’en plein air al teatro domestico e il Teatro del Mondo fil rouge di questo percorso. Custoditi all’interno di teche e cornici possiamo osservare i molti prototipi e gli studi grafici che trasformavano l’idea in oggetto, inclusi quelli per la caffettiera cupola e per la pentola cubica. Infine, sulla superficie metallica della iconica conica, potremo sperimentare il “riflesso della luce elettrica sull’acciaio” perché ogni dettaglio ha valore per Aldo Rossi. Anche la luce e come questa si rifletteva sui materiali.

Passiamo alla sala 3: un teatro domestico. In questo salotto arredato con alcune sedie Parigi, il Tea and Coffee Piazza e vari disegni-studio, diventiamo spettatori di come il suo vocabolario formale abbia saputo trasformarsi in arredi e complementi. La funzionalità, l’immediatezza d’uso e visiva, il rigore compositivo e la purezza delle forme sono i concetti chiave usati da Aldo Rossi. E la luce ancora una volta, ha saputo cogliere tutti i dettagli materici e formali.

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Nella sala 4, con gli oggetti d’affezione, ci si immerge nella geometria del quadrato e del cubo. Domina la stanza una struttura che riproduce l’ossario del cimitero di San Cataldo a Modena le cui nicchie diventano, per l’occasione, vetrine che ospitano le sue architetture da tavola, le penne e gli orologi. Ogni oggetto, scoprirete, prende forma da quegli elementi architettonici e geometrici ricorrenti nell’intero suo lavoro.

Entriamo ora nella sala 5: artigianato e design. Negli anni ‘80, con l’iniziativa “Taccas”, lo studio ARP di Oristano coinvolge Aldo Rossi ed altri architetti ed artisti italiani per disegnare 24 tappeti artistici poi realizzati dalle tessitrici di Zeddiani. Obiettivo del progetto era la valorizzazione dell’artigianato tessile, la sua riattivazione e rinnovamento. Osserviamo i dodici tappeti che furono intrecciati riproducendo i suoi disegni, i mobili intarsiati e gli archetipi formali che diventano porcellane.

Nella sala 6 passeggiamo tra le sue varianti d’arredo. I mobili richiamano le architetture, lo schema delle facciate, il modulo delle unità abitative, sottolineando l’importanza delle geometrie che l’architetto applicava anche negli arredamenti. Le sedie, al centro della stanza, sono testimoni della ricerca e dell’importanza del dettaglio. Anche qui i molti disegni raccontano la sua precisione progettuale e i suoi pensieri.

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Eccoci alla sala 7, la sua vera biografia domestica. L’interno della stanza ci racconta gli ambienti domestici e professionali che Aldo Rossi abitava, i suoi spazi di vita con i mobili e gli oggetti che li riempivano, e che lo ispiravano. Questa ricostruzione raccoglie i suoi oggetti d’affezione, dalle papere in legno alle caffettiere americane, dal mobile da cucina alla madia ottocentesca, ai quadri; questa scenografia raccoglie anche i suoi disegni ed i prototipi di oggetti ed arredi. Una stanza che racconta il micro-universo che lui viveva, la quotidianità da cui traeva ispirazione. 

Raggiungiamo la sala 8, il design nell’architettura. Qui sono raccolti i disegni architettonici ed il design di mobili ed oggetti a loro collegati. Dalle sedute per i teatri di Genova e Maastricht ai lampioni progettati per il monumento a Sandro Pertini a Milano, dai disegni dei fari ai progetti di edifici e ceramiche che questi edifici gli ispirarono. 

Ed eccoci all’ultima sala, la numero 9, dove siamo accolti e salutati dalla maestosità del Teatro del Mondo. Un piccolo schermo invita a soffermarci per scoprire, attraverso uno scorrere di immagini, le fasi costruttive dell’installazione galleggiante realizzata a Venezia nel 1979.

Buona visita! 

 

(Immagini courtesy: Francesco Carlini)