– RACCONTI DA FUORI –

Qualità per vocazione

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01 Making Of Light Qualità Per Vocazione
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Finalmente qualcosa sembra ripartire dopo 14 mesi di fermo obbligato, riprendono le fiere e le esposizioni. Diego Vitali con il suo Studio 071 ha fatto dell’allestimento di grandi showroom temporanei la sua attività principale, una sorta di vocazione. Ecco il suo racconto.

Dalla Treccani: mettere in cattiva luce (far apparire male qualcosa o qualcuno agli occhi altrui). Ecco qui una frase semplice ma densa di significati. Nelle moltitudini e nelle vastità di una fiera, tra centinaia di stand e la miriade di prodotti in mostra, distinguersi è fondamentale. La luce, in questo, può essere di grande aiuto. Se usata non soltanto per illuminare, ma soprattutto per enfatizzare, trasformando marchi, esposizione dei prodotti e allestimenti fieristici in scenari accattivanti, capaci di catturare l’attenzione del visitatore, attirandolo e invogliandolo ad entrare e a vivere lo stand.

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Un concept illuminotecnico ben studiato aiuta gli spazi espositivi a trasformarsi in fornitori culturali di qualità. In fiera, non si tratta solo di rendere accessibili al pubblico i prodotti esposti, ma anche di mettere adeguatamente in scena l’architettura. Oltre all’estetica, anche il buon orientamento, la qualità della luce e un’atmosfera adeguata possono trasformano una visita ad uno stand in esperienza unica. Per questo, noi di Studio071, riteniamo congrua tale affermazione: “la luce è la quarta dimensione del design e dell’architettura”.

Il lighting designer americano Richard Kelly articolò la luce per una progettazione illuminotecnica qualitativa in tre categorie: luce PER vedere, luce PER guardare e luce DA guardare. La luce PER vedere indica l’illuminazione d’ambiente. Questa, ottenuta con un’illuminazione di superfici verticali, è utile per illuminare gli oggetti esposti sulle pareti e consente inoltre un buon orientamento. La Luce PER guardare, ovvero quella d’accento, sottolinea ed esalta gli oggetti in esposizione, le superfici e le zone di un ambiente creando inoltre gerarchie di percezione. Luce DA guardare è la luce decorativa, la luce per stupire, estetica e fine a sé stessa.

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La nostra esperienza mostra come i progetti di illuminazione migliori siano quelli in cui si combinano, in un rapporto equilibrato, tutte e tre le componenti, creando così quella che noi definiamo la luce per godere. Ovvero la luce che fa vivere bene l’esposizione fieristica e crea coerenza cognitiva con l’architettura contenitiva. Potendo gestire l’illuminazione è, dunque, possibile valorizzare molto il proprio stand fieristico. Non sempre è facile farlo e non sempre è possibile realizzare effetti di luce in maniera così incisiva. 

Per esempio, il più delle volte, gli ambienti dei padiglioni fieristici possiedono già un alto livello di illuminazione proprio sul quale non si può intervenire. Si tratta dell’illuminazione del padiglione, a volte anche di luce naturale, insieme a quella che proviene dagli stand limitrofi. Queste fonti di luce, infatti, limitano l’impatto degli interventi illuminotecnici progettati per il nostro stand, soprattutto quando andiamo a progettare piccole aree. Altre volte sussistono problematiche tecniche come l’impossibilità di creare coperture, oppure particolari restrizioni che vengono imposte dai regolamenti della sede fiera ospitante. O, ancora, possono esser presenti limiti nei budget per la realizzazione dell’allestimento che impongono di dare la precedenza ad altri aspetti che, per il committente, spesso, sono prioritari. 

Anche l’architettura dello stand (altezza, partizioni interne, materiali usati) influenza l’illuminazione. È necessario pensare con esattezza a quale altezza e distanza posizionare determinati corpi illuminanti. Non bisogna poi dimenticare che l’aspetto dei materiali e delle colorazioni cambia a seconda della luce. Questo ci fa capire che la luce, anche negli stand, deve essere fusa all’interno del processo di creazione degli spazi, e non inserita solo alla fine del progetto stesso. Per questo, nella nostra progettazione di spazi, vengono utilizzate diverse tipologie di apparecchi e fonti luminose basate, da qualche anno a questa parte, sulla tecnologia LED. Questo sta aiutando a ridurre le problematiche progettuali (correzione colore, dimmerabilità, minor peso degli apparecchi sulle strutture) e i costi sostenuti dai nostri clienti riguardo le richieste di fornitura elettrica (date dall’ente fieristico) utile ad illuminare gli spazi espositivi.

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Sarebbe estenuante elencare tutte le tipologie tecniche di corpi illuminanti utilizzati nella progettazione (fari ad incasso, wall-washer, sagomatori e chi più ne ha più ne metta), vogliamo piuttosto soffermarci su quelle che, in 15 anni di esperienza, riteniamo stiano cambiando il modo di presentare gli spazi fieristici. Panel LED, retroilluminazioni, videowall trasparenti, proiettori architetturali per mapping o sensoriali, sono entrati, prepotenti, in quella tipologia di esposizione dove la luce stessa diventa architettura e comunicazione, fondendo insieme grafica, comunicazione e percezione visiva. Non più quindi solo luce per illuminare, ma anche per comunicare e dare significati diretti ai visitatori di questi meravigliosi e incredibili showroom temporanei.